Newsletter giugno 2025 – My Reiki

Newsletter giugno 2025 – My Reiki

Newsletter giugno 2025 – My Reiki

In questa prima lettera: Reiki e purezza, la parola “autentico”, un incontro sul Kurama-dera, e una domanda che resta aperta.

My Reiki logo

Ossessione della purezza, desiderio di pensiero

Newsletter #1 · Giugno 2025

A cura di Federico Scotti

Ciao,

non avevo mai scritto una newsletter per My Reiki.
Forse perché non volevo disturbare.
Perché credevo che il silenzio della pratica fosse più importante di ogni parola.

Ma oggi sento che può esistere una forma di scrittura che non invade, ma accompagna.
Una forma che interroga.
Che non insegna, ma pensa.
Che non offre risposte, ma apre possibilità.

È con questo spirito che nasce questa newsletter mensile:

non per informare, ma per praticare pensiero critico, riflessione situata e cura del linguaggio spirituale.

Questa newsletter vuole essere anche un gesto politico.
Non contro qualcuno, ma per qualcosa: per una pratica radicata, situata, capace di riconoscere la pluralità dei suoi attraversamenti, e di non farsi silenziare dalla paura di essere criticata.

Ogni mese condividerò:

  • un articolo o una riflessione dal blog
  • una parola da interrogare
  • una scena vissuta
  • una domanda a cui non rispondere

Se vorrai, potrai rispondere.
Scrivermi.
Discutere.
Anche dissentire.

Con rispetto e responsabilità,
Federico

Questo mese: Reiki e l’ossessione della purezza

Ho deciso di cominciare con un tema che da tempo mi interroga: l’autenticità come parola d’ordine nel campo del Reiki.

È usata nei siti istituzionali, nelle formazioni, nei discorsi pubblici: Reiki autentico, puro, originale. Ma cosa significa davvero? E a quale prezzo simbolico queste parole vengono pronunciate?

Ho scritto un articolo su questo, a partire dal discorso pubblico dell’Associazione Italiana Reiki.

È una riflessione teorica e politica, che mette in dialogo Roland Barthes, Michel Foucault, Judith Butler, Justin Stein e altri studiosi per problematizzare la retorica della purezza spirituale.

LEGGI L’ARTICOLO

Parola da interrogare

Autentico

Nel campo spirituale, “autentico” sembra una parola rassicurante.
Evoca verità, origine, fedeltà. Ma ogni volta che la pronunciamo, stiamo già facendo una scelta. Stiamo delimitando un dentro e un fuori.

Chi decide cosa è autentico? E rispetto a cosa?

L’autenticità si presenta come un dato naturale, ma è spesso una costruzione culturale. Una narrazione che cancella le sue mediazioni, le sue contraddizioni, le sue genealogie.

Ci viene insegnato a cercare ciò che è “vero”.
Ma forse il Reiki non ci chiede di essere veri.
Ci chiede di essere presenti.
E di riconoscere che ogni verità è sempre parziale, situata, posizionata.

Una scena vissuta

Li abbiamo incontrati lungo il cammino, all’improvviso, come se il luogo stesso ci avesse fatto incrociare. Un gruppo di praticanti Reiki giapponesi, disposti in silenzio, con movimenti lenti, attenti, raccolti. Anche noi ci siamo fermati, senza pensarci.

Un uomo al centro — calmo, radicato, sorridente — ha accennato un inchino. Justin si è voltato verso di me, con emozione trattenuta, e ha detto: «È Mochizuki Toshitaka». Poi, con gentilezza, ha aggiunto: «こちらはイタリアのレイキの先生です。»

Mochizuki ha sorriso. Un sorriso pieno, spontaneo, quasi infantile nella sua apertura. Ha inchinato il capo verso di me, e poi verso il gruppo. Quel gesto ha sciolto ogni distanza. I volti si sono distesi, qualcuno ha salutato con le mani, altri hanno sorriso senza parlare.

Ci siamo scambiati solo gesti — nessuna parola. Ma sembrava che tutto fosse già accaduto lì: nell’incontro, nella reciprocità, nella sospensione.

Mentre riprendevamo la salita, avevo la sensazione che fosse successo qualcosa che non andava spiegato.
O forse, qualcosa che era già stato compreso nei corpi, senza bisogno di interpretazione.

Sentiero verso il Kurama-dera, 24 aprile 2025

La domanda del mese

E se il Reiki non fosse qualcosa da conservare gelosamente, ma una relazione da vivere anche quando ci espone alla trasformazione e alla perdita?

Le domande non chiedono risposte immediate.
Chiedono spazio.
E a volte, un altro corpo con cui sostare in silenzio.

Se vuoi, io sono qui. Anche solo per restare un momento nella stessa domanda.