Parlare di paesaggio energetico significa decentrare lo sguardo: non il corpo come macchina, ma come campo relazionale che si compone tra gesti, luoghi e presenze. Nel Reiki questa prospettiva diventa esperienza: l’“energia” non è una sostanza da misurare, bensì il nome pratico di una qualità dell’attenzione che accorda respiro, postura e contatto. Dalla salita a Kurama alle sessioni nella stanza di Milano, il benessere emerge quando spazio, tempi e relazioni si allineano e rendono porosa la soglia tra “dentro” e “fuori”. In questo senso, il corpo appare come una trama viva di correnti, memorie e ritmi, che si fa e si disfa a seconda delle condizioni che la sostengono: una responsabilità condivisa, più che un’aura speciale, è ciò che trasforma lo spazio vissuto in luogo di cura.…
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