Il corpo come paesaggio energetico
Newsletter #5 · Ottobre 2025
A cura di Federico Scotti
Ciao,
da tempo il Reiki in Italia viene rappresentato con una formula tanto semplice quanto vuota: «energia», o addirittura «energia dell’universo».
Un’espressione che suona familiare, ma che rischia di appiattire la pratica in un universalismo indistinto, spesso segnato da un’impronta eurocentrica che cancella la sua storicità e le sue situazioni concrete.
Questa riflessione non rimane astratta: emerge con forza durante i miei corsi di primo livello, quando chi si avvicina al Reiki porta con sé immagini stereotipate e luoghi comuni assorbiti dal discorso dominante.
È qui che si apre la possibilità di un lavoro critico: smontare quelle narrazioni non significa togliere qualcosa, ma restituire spessore all’esperienza.
In altre parole, andare oltre la rappresentazione generica del Reiki è esso stesso un atto di cura.
Ridurre il Reiki a “energia universale” significa dimenticare che ogni esperienza è incarnata: fatta di mani che si posano, di respiro che rallenta, di ambienti che orientano il sentire.
La pratica non si esaurisce in una sostanza misteriosa, ma si costruisce nello spazio vivo tra corpi e luoghi, nelle micro-trasformazioni che accadono quando prestiamo attenzione.
Per questo, in questa newsletter, propongo di interrogare il concetto di paesaggio energetico: un modo di pensare e praticare il Reiki che restituisce densità al corpo, alle relazioni e agli ambienti, andando oltre i cliché che spesso circolano nel discorso pubblico.
Con rigore critico e cura,
Federico
Questo mese: Paesaggio energetico
Il nuovo articolo propone di pensare il Reiki come paesaggio energetico: non un’entità da misurare, ma una qualità dell’attenzione che emerge tra corpi, luoghi e gesti.
Da Kurama a Milano, dalle mani che sostano ai silenzi condivisi, il benessere appare come configurazione fragile e situata, che si fa e si disfa a seconda delle condizioni che la sostengono.
Parola da interrogare
Energia
Nel discorso pubblico sul Reiki la parola “energia” è spesso intesa come sostanza invisibile.
Ma nella pratica quotidiana è piuttosto un lessico condiviso: un modo per nominare densità, ritmi, aperture corporee.
Parlare di “calore” o di “flusso” non significa descrivere un’entità oggettiva, ma dare forma a un’esperienza relazionale.
Forse allora l’energia non è qualcosa che possediamo o trasmettiamo, ma il linguaggio con cui impariamo a riconoscere il corpo come paesaggio.
Una scena vissuta
Una sera d’inverno, nella stanza di Milano, il pavimento freddo irrigidiva le spalle dei partecipanti.
Poi la luce obliqua, filtrando dalla finestra, ha trasformato l’atmosfera: lo sguardo si è addolcito, il respiro si è ampliato, il silenzio ha preso consistenza.
Non era “un’energia speciale” a generare questa trasformazione, ma la qualità relazionale dello spazio, fatto di corpi che si regolavano insieme.
Milano, gennaio 2025
La domanda del mese
Se evitiamo la parola “energia”, come raccontiamo l’esperienza del Reiki? Quali immagini corporee o paesaggistiche possono descrivere meglio ciò che accade?
Raccontare non è ridurre: è aprire spazi di significato condiviso.
Lettere in dialogo
Ciao caro Federico,
con tutto il rispetto vorrei suggerirti di ampliare lo sguardo e di vedere il reiki anche come una terapia funzionale odierna che oltre alla tradizione magari oggi unisce l’energia reiki mediante l’atto di apporre le mani, il cosiddetto maternage, alla possibilità di utilizzarlo nell’ambito della psicotrapia corporea, che da un po’ di tempo viene definita come l’unica che funziona, che riesce a curare veramente riequilibrando gli inscindibili mente corpo.
È uno spunto di riflessione che mi viene.
Con affetto
Bea
La mia riflessione: raccolgo con gratitudine lo stimolo di Bea, perché mostra bene una tendenza presente nel discorso pubblico sul Reiki in Italia: assimilarlo al linguaggio terapeutico della psicoterapia corporea.
Non è un rischio in sé, ma se adottato come unico orizzonte può ridurre la pratica a funzione psicologica, perdendo la sua densità relazionale.
Il lavoro sul paesaggio energetico intende proprio evitare riduzionismi: non contro la psicoterapia, ma accanto ad essa, per ricordare che il Reiki non si esaurisce in una sola cornice di senso.
È una pratica che si rinnova ogni volta nello spazio vissuto, tra corpi, gesti e presenze.

