Il Reiki non è universale: è una pratica situata

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Reiki come pratica situata tra spiritualità, religione e contesto istituzionale europeo

Il Reiki non è un principio astratto né un sistema universale immutabile: è una pratica che prende forma nei contesti in cui viene vissuta. Questo articolo propone una lettura antropologica del Reiki nel panorama europeo, interrogando le categorie di universalità, spiritualità e religione e riflettendo sulle responsabilità pubbliche e istituzionali che ne derivano.

Reiki senza immagine

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Ingresso del tempio Bishamondō a Kyoto in inverno, con travi in legno e corde rituali, affacciato su un giardino spoglio.

Una permanenza invernale a Yamashina, quartiere laterale di Kyoto, diventa l’occasione per riflettere sullo scarto tra immaginario e vita ordinaria. Attraverso note etnografiche e scene minime, l’articolo interroga la pratica Reiki quando l’immagine smette di sostenere il senso.

Reiki e Giappone: come l’immaginario culturale plasma la pratica

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Giardino zen con sabbia pettinata, pietre sovrapposte e padiglione in stile giapponese accanto a uno stagno, illuminato dalla luce calda del tramonto.

Il Giappone che incontriamo nel Reiki è spesso un Giappone immaginato: un intreccio di estetiche pop, atmosfere zen e simboli culturali che modellano il nostro modo di pensare l’energia e la spiritualità. Muovendosi dalle analisi di Toshio Miyake su orientalismo e auto-orientalismo, l’articolo indaga il soft power giapponese in Italia e il suo impatto sulla pratica del Reiki. Ne emerge una domanda centrale: quale Giappone stiamo desiderando quando pratichiamo Reiki, e come questo immaginario orienta il nostro corpo, la cura e il bisogno di un “altrove” spirituale?

Il corpo come paesaggio energetico: Reiki, luoghi e relazioni del benessere

Federico ScottiRisorse ReikiLascia un commento

Stanza di meditazione a Milano con tatami e cuscini in cerchio illuminata dalla luce pomeridiana

Parlare di paesaggio energetico significa decentrare lo sguardo: non il corpo come macchina, ma come campo relazionale che si compone tra gesti, luoghi e presenze. Nel Reiki questa prospettiva diventa esperienza: l’“energia” non è una sostanza da misurare, bensì il nome pratico di una qualità dell’attenzione che accorda respiro, postura e contatto. Dalla salita a Kurama alle sessioni nella stanza di Milano, il benessere emerge quando spazio, tempi e relazioni si allineano e rendono porosa la soglia tra “dentro” e “fuori”. In questo senso, il corpo appare come una trama viva di correnti, memorie e ritmi, che si fa e si disfa a seconda delle condizioni che la sostengono: una responsabilità condivisa, più che un’aura speciale, è ciò che trasforma lo spazio vissuto in luogo di cura.

Reiki e psicologismo: oltre la terapia dell’io

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reiki psicologismo

Il linguaggio psicologico ha spesso ricodificato il Reiki come terapia dell’io, parlando di “blocchi emozionali” e “ferite interiori”. Questo articolo problematizza tale riduzione, mostrando come lo psicologismo rischi di svuotare la pratica della sua dimensione corporea, relazionale e culturale.