Trattamenti a distanza: come comportarsi?

Federico ScottiApprofondimenti su ReikiLascia un commento

come comportarsi con il Reiki a distanza

È giusto richiedere l’autorizzazione prima di effettuare un trattamento a distanza? Quando fare un trattamento a distanza? Cerchiamo di rispondere a queste domande.

Attraverso il trattamento a distanza l’operatore Reiki è in grado di inviare l’energia di Reiki a persone fisicamente lontane; questa tecnica permette  di effettuare trattamenti della stessa efficacia e intensità dei trattamenti presenza.

Per quanto riguarda l’utilizzo di questa specifica modalità di inviare energia, rimando a questo approfondimento.

Ma quando si deve preferire un trattamento a distanza rispetto a uno in presenza? È corretto inviare l’energia di Reiki senza aver prima informato la persona che andremo a trattare?

Trattamento a distanza o trattamento in presenza?

Molti operatori spesso utilizzano il trattamento a distanza in sostituzione del trattamento in presenza, anche quindi nei casi in cui sarebbe possibile stabilire un ciclo regolare di trattamenti da effettuarsi in presenza della persona. Il trattamento a distanza è sicuramente più comodo sia per l’operatore sia per la persona trattata, in quanto l’operatore può effettuarlo in qualsiasi momento della giornata senza definire appuntamenti specifici e la persona che deve ricevere il trattamento non deve definire uno spazio temporale da riservare alla terapia energetica.

Non condivido questa posizione in quanto se il maestro Usui ci ha fornito sia le tecniche in presenza sia le tecniche a distanza un motivo valido c’è. Altrimenti ci avrebbe insegnato esclusivamente le tecniche a distanza.

Quindi quando dobbiamo preferire il trattamento a distanza?

Rispondere a questa domanda è quindi abbastanza semplice, ci viene in aiuto il buon senso: dovremmo preferire il trattamento a distanza in tutti i casi in cui la persona da trattare non può recarsi presso di noi per ricevere un trattamento in presenza oppure quando le distanze fisiche impediscono di mantenere una regolarità nei trattamenti.

Credo che spetti all’operatore Reiki porsi questa domanda ogni volta che gli viene richiesto un trattamento, saper utilizzare in maniera consapevole e appropriata le tecniche del Reiki è a mio modo di vedere un aspetto molto importante di questa disciplina spirituale.

Trattare a distanza senza informare la persona è corretto?

Attualmente nell’ambito del Reiki esistono due posizioni opposte rispetto a questa tematica, che è importante dettagliare per disegnare un contesto filosofico preciso.

La prima posizione parte dal presupposto che la libertà di scelta dell’individuo debba essere salvaguardata in qualsiasi circostanza: quindi se non abbiamo informato esplicitamente la persona che le invieremo Reiki a distanza lediamo implicitamente la sua libertà di scegliere di autorizzarci o meno a compiere questa azione.

I sostenitori di questa tesi affermano quindi che anche se l’azione di inviare Reiki a distanza è sempre volta al bene della persona che si va a trattare, noi non abbiamo il diritto di interferire nella vita altrui senza una specifica autorizzazione. Anche quando si tratta di fare del bene. In altre parole, chi sposa questa posizione afferma che se una persona non vuole essere aiutata noi non abbiamo il diritto di aiutarla comunque. Dobbiamo rispettare in maniera assoluta la sua libertà di scelta.

La seconda posizione parte da un altro presupposto: se l’Energia di Reiki è un’energia divina e intelligente, non è quindi necessario richiedere alcuna autorizzazione alla persona da trattare in quanto sarà l’energia stessa a scegliere se aiutare o meno quella persona. In altre parole si demanda all’energia la scelta e l’operatore effettuerà comunque il trattamento nella consapevolezza che in questa maniera non viene lesa la libertà di scelta dell’individuo. Sia quindi la libertà dell’operatore di fare un’azione, sia quella della persona trattata vengono quindi conciliate all’interno di una visione più ampia che demanda all’Energia di Reiki la scelta finale di aiutare o meno l’individuo.

Personalmente ritengo la seconda posizione filosoficamente più raffinata e logicamente più forte, tuttavia non mi sento di liquidare in maniera frettolosa e categorica le istanze espresse dalla prima posizione, sicuramente meno elegante e in alcuni casi contraddittoria, ma comunque dotata di una certa forza argomentativa.

È vero che l’Energia di Reiki è un’energia intelligente e affidarsi ad essa è il punto a cui deve tendere ogni operatore Reiki.

Ma se la persona che dobbiamo trattare ci proibisse categoricamente di mandarle energia a distanza, l’atto di mandarla comunque non sarebbe da considerarsi un atto egoico? In altre parole l’operatore Reiki andrebbe ad affermare il proprio Ego contro un’esplicita richiesta da parte della persona da trattare in nome dell’Energia di Reiki.

Il problema non sarebbe tanto quello di salvaguardare la libertà della persona che è comunque tutelata dall’intelligenza dell’Energia di Reiki, quanto quello con cui dovrà fare i conti l’operatore. Se l’obiettivo ultimo del Reiki è l’Assoluta pace interiore sicuramente un atto egoico non è in linea con questa finalità.

Mi rendo conto di stare entrando in un campo minato e che le quattro righe di questo post non hanno sicuramente l’obiettivo o la presunzione di dare una risposta certa a un tema che ha implicazioni filosofiche e spirituali enormi. Mi sembra comunque importante sottolineare che anche le tesi che hanno forza argomentativa quasi indiscutibile possono però prestare il fianco a rilievi di carattere etico-spirituale.

Dal mio punto di vista, anche per quanto riguarda questo tema cerco di applicare il buon senso.

L'Autore

Federico Scotti

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Master Reiki Tradizionale Giapponese, laureato in Filosofia, specializzato nelle filosofie orientali, membro Komyo Reiki Do Italia, autore del libro "La Luce che cura".

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