Reiki e psicoterapia: intervista a Samanta Artico

Federico ScottiApprofondimenti su ReikiLascia un commento

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Nell’ultimo anno e mezzo ho avuto l’opportunità di insegnare Reiki Tradizionale a molti psicologi e psicoterapeuti. Questo aumento di interesse verso Reiki da parte di questi professionisti mi ha indotto a riflettere sia sui motivi sia, più in profondità, sull’effettiva utilità e efficacia della pratica Reiki all’interno del percorso psicoterapeutico.

Ho pensato quindi, per approfondire questo interessante argomento, di intervistare direttamente un’addetta ai lavori, la Dott.ssa Samanta Artico, nota psicologa e psicoterapeuta milanese.

samanta artico

Samanta Artico

Samanta Artico ha inoltre una formazione in EMDR (psicoterapia dell’Emergenza) per l’elaborazione dei traumi e in ipnosi, strumento utile per portare a consapevolezza vissuti emozionali sepolti nell’inconscio.

Gli ambiti di intervento di Samanta sono molto ampi, dai disturbi alimentari e dell’umore agli stati d’ansia e attacchi di panico.  Anche l’età delle persone che si rivolgono a lei per risolvere questi problemi è molto varia: dai pre-adolescenti a persone anche di età molto avanzata.  

L’intervista che segue si è subito trasformata in una piacevolissima chiacchierata, grazie all’acuta sensibilità di Samanta e alla sua capacità di saper sviscerare argomenti anche molto complessi in modo sempre chiaro e conciso. Dote rara ai giorni nostri…

Gli spunti di riflessione che emergono da questa intervista sono molti e notevoli, e permettono di osservare la pratica di Reiki anche da un altro interessante punto di vista. 

Come hai conosciuto Reiki?

A seguito di un lutto, ho sentito forte l’esigenza di capire meglio alcune cose di me, e proprio da un lutto mi sono avvicinata alla fisica quantistica. Lo studio della fisica quantistica da una parte mi ha aperto un mondo, e dall’altra mi ha dato grande sollievo a partire dalla consapevolezza che il campo quantico è unico, e tutto è interconnesso. Approfondendo ulteriormente questi temi, mi sono trovata a studiare e comprendere in chiave diversa le discipline orientali, che avevo per altro già approfondito a lungo durante il mio percorso di formazione Gestaltica.
Ho quindi scoperto il Reiki che fin da subito mi ha affascinata, perché mi stava dando alcune delle risposte che cercavo.

Quando hai pensato di introdurre Reiki come strumento terapeutico all’interno della tua professione?

Ho cominciato inizialmente a praticarlo costantemente su di me.
Successivamente, parlando di Reiki con i miei pazienti assieme ad altri temi legati alla meditazione e alla fisica quantistica, qualcuno di loro ha cominciato a chiedermi di provare una seduta terapeutica con Reiki. Da lì ho cominciato. Inoltre ho fatto un corso di specializzazione in PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) che è stato decisivo per aiutarmi a integrare la persona a 360° (in senso olistico quindi).
Di conseguenza mi sono sentita ulteriormente legittimata ad inserire Reiki e Meditazione nella mia pratica psicoterapeutica. 

Come hai integrato Reiki e psicoterapia?

Per integrare Reiki sono partita da una delle caratteristiche fondamentali dell’approccio Gestaltico: il contatto. Durante le mie sedute il contatto, il “tocco” è un aspetto importante e fondamentale, e proprio il contatto permette che accadano durante la seduta determinate cose.
Inoltre, per alcune tipologie di persone e di problematiche, il contatto è proprio quello che è mancato, a partire proprio dai primi anni, mesi o giorni di vita.
Quando ho introdotto Reiki nella mia professione ho notato che, oltre agli indubbi benefici a livello psico-fisico, Reiki attivava un aspetto molto importante definito in psicologia come “Maternage”, che può essere sintetizzato come l’atto di accudire una persona. Mettere una persona sdraiata, toccandola in maniera non invasiva tanto da permettere la vicinanza e il contatto, già quello è terapeutico. 
Reiki mi dà quindi in primo luogo la possibilità di entrare ancora di più in contatto con la persona.

Per quali problematiche in particolare utilizzi Reiki?

In particolare per i disturbi legati all’umore: quindi parliamo di ansia e depressione.
A questo proposito vorrei farti un esempio di un caso reale da me seguito: una persona depressa, così depressa da non riuscire nemmeno più ad andare a lavorare. Parliamo quindi di un caso classificabile come grave forma di depressione. Con questa persona avevo già lavorato su molti processi.
Durante una sessione di Reiki questa persona si è addormentata e ha fatto un sogno che è stata un’esperienza importante.
In quel sogno ha cominciato un’elaborazione di contatto con i suoi genitori (e in particolare del padre morto) che gli ha permesso poi di comprendere e accettare cosa gli era successo.
Reiki ha aperto in quel caso una porta molto importante.

Tra le tue specializzazioni c’è anche quella in ipnosi. Come integri Reiki e ipnosi?

Innanzitutto vorrei chiarire che cosa significa ipnosi. Molto spesso i non addetti ai lavori hanno un’idea dell’ipnosi (il più delle volte derivata dai film) che non corrisponde alla realtà di questa tecnica.
L’ipnosi è uno stato di coscienza che ci appartiene, e che sperimentiamo più volte al giorno (anche se non ne siamo magari consapevoli n.d.r.). Ogni 90 minuti circa il nostro cervello va in trance. Sono quelle esperienze che viviamo tutti: ad esempio durante la guida o quando siamo immersi in un film. Durante queste esperienze la consapevolezza della persona è sempre presente, ma in quel momento la persona è così rivolta all’interno che l’esterno non è importante.
Ma, se accade un evento esterno che richiama l’attenzione della persona in trance, essa ritorna ad occuparsi anche dell’esterno.
Ad esempio: uno dei momenti in cui tutti possiamo aver sperimentato la trance è durante la guida, ci ritroviamo a casa o al lavoro senza nemmeno ricordarci la strada, ma non abbiamo fatto incidenti e se una persona attraversa il semaforo con il rosso, immediatamente ritorniamo sull’esterno per occuparci di quell’evento. 
Ipnotizzare qualcuno significa quindi solo semplicemente accompagnare una persona in uno stato che è già suo. 
Quando si è in stato di trance si dà più spazio all’emisfero destro del cervello, quello deputato all’intuizione e alla creatività.
Quando pratico Reiki sulla persona accompagnata con l’ipnosi in uno stato di trance, è come se la persona potesse sentire di lasciarsi andare e rilassarsi completamente. E quando riemerge dal trance sta veramente bene! 

Come ti sta aiutando Reiki rispetto a un tuo percorso di crescita personale?

Reiki mi ha permesso innanzitutto di avere un’altra importante visuale sul mondo, su di me e sugli altri. Da un punto di vista fisico mi aiuta moltissimo con il mio problema di artrosi. Inoltre Reiki mi permette di occuparmi di me da tutti i punti di vista. Si può dire che Reiki mi ha riappacificata con il mondo.
Questa disciplina ha inoltre rimesso il mio percorso professionale in una cornice. Proprio a partire dall’idea del contatto di cui ho parlato prima. 

Ringrazio Samanta per la disponibilità e le rinnovo pubblicamente i miei complimenti per il suo importante ed efficace lavoro di integrazione tra psicoterapia e Reiki.

Se hai domande o vuoi approfondire ulteriormente questo argomento, i commenti qui sotto sono lì apposta per questo!

Samanta Artico riceve nel suo studio di Sesto San Giovanni ed è presente anche su internet: su Facebook è molto attiva sulla sua pagina professionale (www.facebook.com/samantartico/) e sul suo sito web puoi trovare molte interessanti riflessioni anche su Reiki e psicoterapia (www.samantartico.it/).

L'Autore

Federico Scotti

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Master Reiki Tradizionale Giapponese, laureato in Filosofia, specializzato nelle filosofie orientali, membro Komyo Reiki Do Italia, autore del libro "La Luce che cura".

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