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Una guida per
iniziare
Reiki
Cosa aspettarsi, come funziona la nostra scuola,
come scegliere il corso giusto
Federico Scotti
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MY REIKI
UNA GUIDA PER INIZIARE REIKI
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02
LEGGERE, ORIENTARSI, INIZIARE
Il percorso della guida
Federico Scotti
03
01
Perché questa guida
04
02
Cos’è (davvero) il Reiki
05
03
Come funziona il Reiki secondo la nostra scuola
06
04
Chi può praticarlo
08
05
I primi passi - cosa aspettarsi dal primo livello
09
06
Cosa rende diversa la nostra scuola
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07
Come scegliere un corso Reiki consapevolmente
12
08
Risorse per continuare il percorso
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09
Una parola finale · Rimani in contatto
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CHI TI ACCOMPAGNA
Federico Scotti
Antropologo, terapeuta e insegnante Reiki
Da oltre dieci anni accompagno le persone nel percorso di apprendimento del Reiki,
inteso non come tecnica da ripetere, ma come pratica di ascolto, presenza e cura,
radicata nel corpo e nella relazione.
La mia formazione si è sviluppata all’incrocio tra esperienza, studio e ricerca. Dopo
una laurea magistrale in Filosofia, ho conseguito una seconda laurea magistrale in
Antropologia della salute presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una ricerca
etnografica sul Reiki come pratica incarnata di benessere e trasformazione.
Accanto all’insegnamento, svolgo un’attività continuativa come terapeuta Reiki, con
oltre 600 sedute all’anno. Questo lavoro quotidiano a contatto con i corpi e le storie
delle persone rappresenta per me una fonte inesauribile di apprendimento, da cui
traggo spunti per la didattica e per la riflessione etica sulla relazione di cura.
Nel 2013 ho fondato il Centro My Reiki, con sede a Milano, che oggi dirigo insieme a
Daniela Cannillo, insegnante e terapeuta Reiki come me. Il nostro progetto nasce dal
desiderio comune di proporre un percorso formativo sobrio, rigoroso e critico, rivolto
a chi desidera avvicinarsi al Reiki senza scorciatoie, senza spiritualismi dogmatici, e
con attenzione al corpo, alla relazione e al contesto culturale in cui la pratica si radica.
Negli ultimi anni, con Daniela, abbiamo progettato e guidato numerosi Reiki Tour in
Giappone, accompagnando piccoli gruppi di praticanti nei luoghi legati alla nascita del
Reiki: Kyoto, il Monte Kurama, Takao, Nara, il Monte Hiei. Questi viaggi, intrecciando
esperienza diretta, pratica condivisa e ricerca antropologica, sono occasioni preziose
per interrogare il senso del Reiki oggi, superando visioni stereotipate o esotizzanti e
restituendo profondità alla pratica.
Il mio approccio integra studio, corporeità e relazione. Credo che il Reiki sia un
linguaggio semplice e profondo, da imparare con serietà, da praticare con sensibilità,
da vivere nel quotidiano.
Un gesto, un respiro, una presenza. Da lì tutto comincia.
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Perché questa guida
Negli ultimi anni, la parola Reiki è apparsa sempre più spesso nei contesti più
diversi: centri olistici, riviste di benessere, social media, festival spirituali.
Ma cosa significa realmente iniziare un percorso Reiki? E cosa comporta, oggi,
scegliere di avvicinarsi a una pratica nata in Giappone più di un secolo fa,
attraversata da numerose trasformazioni culturali, simboliche e commerciali?
Questa guida nasce dal desiderio di offrire uno sguardo sobrio e
consapevole sul Reiki, lontano tanto dalle promesse miracolistiche quanto
dalle semplificazioni che lo riducono a una tecnica tra le altre. Non
troverai qui formule magiche né richiami a verità assolute: piuttosto, un
invito a riflettere sul senso della cura, dell’ascolto e della presenza, a
partire da una pratica corporea essenziale ma profonda.
Questa guida è pensata per chi è curioso, per chi cerca un percorso autentico ma
non dogmatico, per chi sente il bisogno di fermarsi e dedicarsi a sé senza per
questo rinunciare al pensiero critico. Se sei tra queste persone, questo piccolo
testo è per te.
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Cos’è (davvero) il Reiki
Il termine Reiki nasce in Giappone all’inizio del XX secolo e viene oggi tradotto
comunemente come “energia universale”, ma questa è una semplificazione. Nella
sua forma originaria, il Reiki (Reiki Ryōhō) era un metodo di cura sviluppato da Usui
Mikao intorno al 1922. Usui non intendeva creare una religione o una setta
spirituale, ma trasmettere una pratica centrata sull’equilibrio interiore, la
consapevolezza corporea e la capacità di prendersi cura di sé.
Il suo metodo si ispirava a pratiche tradizionali giapponesi come la meditazione,
l’ascolto del respiro, la disciplina del corpo e lo shūgyō (l’allenamento spirituale),
radicandosi in un contesto culturale molto diverso da quello occidentale.
Quando il Reiki è giunto in Europa e in America, soprattutto a partire dagli anni ’80,
è stato riletto attraverso le categorie culturali dell’Occidente: energia, guarigione
spirituale, chakra, maestri, reincarnazione. Molti di questi elementi non
appartengono al Reiki giapponese originario.
Da una prospettiva critica, possiamo dire che il Reiki è stato tradotto, trasformato, e
spesso desemantizzato, cioè svuotato del suo contesto storico-culturale per
diventare un prodotto globale, adattabile a qualsiasi esigenza. In alcune sue versioni
più diffuse, è stato reso compatibile con un’idea “light” di spiritualità, slegata da
ogni radice culturale concreta, trasformandosi talvolta in una tecnica da acquistare,
certificare e rivendere.
Ma il Reiki non è una tecnica da possedere: è una pratica da vivere. Nel nostro
approccio, cerchiamo di restituire al Reiki la sua dimensione originaria: un gesto
semplice e profondo, che attraversa il corpo, invita alla quiete, coltiva il silenzio,
apre uno spazio di presenza.
Non si tratta di canalizzare “forze invisibili”, ma di coltivare un’attitudine: quella
dell’ascolto, dell’attenzione e del rispetto per sé e per l’altro.
Ritornare a questa essenzialità significa anche sottrarre il Reiki alle logiche del
marketing spirituale, alle promesse di illuminazione immediata, ai linguaggi che
confondono complessità con mistero. Significa riconoscerne la forza proprio nella
sua sobrietà.
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Come funziona il Reiki secondo la
nostra scuola
Quando si avvicinano per la prima volta al Reiki, molte persone si chiedono: “Ma
funziona davvero?”. È una domanda comprensibile, ma spesso mal posta. Perché
il Reiki, come ogni pratica corporea, non funziona “su” qualcosa, ma opera con
qualcuno.
Nella nostra scuola, il Reiki è insegnato come una disciplina del corpo,
dell’attenzione e della relazione, fondata su gesti precisi, protocolli codificati,
modalità di contatto che si apprendono e si affinano con il tempo. Non è una
tecnica generica da improvvisare, ma un percorso formativo articolato, che
richiede studio, esercizio e consapevolezza.
Il Reiki “funziona” - nel senso che produce effetti tangibili sul vissuto corporeo e
psichico - quando la persona che lo pratica ha imparato a modulare il tocco, a
leggere le risposte sottili del corpo, a orientare l’attenzione in modo stabile e non
invadente. Per questo, nel nostro percorso didattico, dedichiamo tempo e cura
alla postura, alla qualità del respiro, al modo in cui si entra in relazione con chi
riceve.
In altre parole: non basta “mettere le mani”. Serve allenare la presenza, la
precisione, l’intenzionalità. Serve imparare ad ascoltare, a riconoscere i segnali, a
non reagire in automatico.
La nostra formazione, articolata in più livelli, propone un percorso di sviluppo
delle competenze corporee e relazionali che ha un impatto diretto sull’efficacia
del trattamento. Efficacia che non significa “curare” o “risolvere”, ma facilitare
uno stato di regolazione, ascolto e armonizzazione della persona.