Reiki è Libertà: intervista a Dario Canil

Federico ScottiApprofondimenti su Reiki2 Commenti

Dario Canil

Dario Canil è scrittore, conferenziere, psicologo, insegnante di Reiki e Sciamanismo dal 1997. Nel 1999 ha scritto insieme a Frank Arjava Petter, lo scopritore della tomba di Usui, La Vera Storia del Reiki. Autore di numerosi bestseller tra cui Avrah Ka Dabra – creo quel che dico  ha da pochi giorni pubblicato per Mondadori il libro Tu Sei Magia.

Ecco le risposte di Dario Canil alle mie domande su Reiki.

Perché ti sei accostato alla pratica Reiki?

Mi sono accostato alla pratica Reiki seguendo le indicazioni dello spirito. Due persone diverse mi diedero nel 1993 un volantino ben fatto sul Reiki e leggendolo, pur senza sapere prima di cosa si trattasse, ne rimasi immediatamente affascinato. Si parlava di aumentare il potenziale umano proprio nel modo in cui da anni mi auspicavo di poter fare. Non ho saputo resistere ad un richiamo così chiaro.

Che cosa ti piace della pratica Reiki?

Mi piace indubbiamente il fatto che Reiki permetta ad ognuno di essere percepito al di là delle storie che la mente può raccontare.  Per me Reiki è un metodo naturale per favorire il benessere. È una riconnessione cosciente con una alta energia presente nell’universo. Dal momento che ti connetti ad essa disponi di una sorta di serbatoio cosmico di energia a cui attingere. E più energia hai a disposizione, più facilmente avvengono tutti i naturali processi di guarigione.

Non è Reiki che guarisce: Reiki accelera la guarigione aiutandoti a scoprire consapevolmente le tue innate risorse. Reiki è prima di tutto uno stimolo di risveglio, lavora molto a livello spirituale, sul sentire, sulle dinamiche di consapevolezza e sulla Presenza. E tutto questo mi risuona e mi piace molto. Si tratta di un percorso di libertà straordinario, potente e semplice.

Quale pensi sia la consapevolezza più importante che ti ha dato Reiki nel tuo cammino di crescita personale?

L’unità del Tutto, la connessione tra ogni cosa del creato, il vivere in un universo stratificato di energia in relazione, in cui nulla accade per caso.

Qual è secondo te il motivo principale che fa accostare le persone alla pratica Reiki?

Nella mia esperienza di insegnante del metodo a tempo pieno da oltre 22 anni, direi che il più delle volte le persone avvertono una sorta di smarrimento e intendono il metodo Reiki come una via per ritrovare se stessi, la fiducia in sé e nelle proprie capacità. Più di rado vivono il Reiki come uno strumento per approfondire una ricerca spirituale già iniziata da tempo.

Secondo la tua esperienza, qual è il più importante beneficio che la pratica Reiki porta alle persone?

Sapore di verità. Reiki ti mette di fronte a ciò che è e inibisce la tendenza appresa dalla socializzazione a “raccontarsela”. Reiki è una energia che ti mette di fronte a te stesso, ti permette di accedere alle componenti più profonde del tuo essere e di portarvi la luce della Coscienza.

Quale domanda su Reiki i tuoi allievi ti fanno più spesso?

La domanda è questa: “È pericoloso Reiki?”
La mia risposta è semplicemente: Non è Reiki pericoloso, lo è la vita.

Altri collegano a questa domanda un’altra questione: se il Reiki possa fare male. No, il Reiki agisce sempre in profondità, con grande saggezza, all’origine e sulla causa di ogni malessere e lo fa rispettando la scelta animica di colui che tale energia riceve.

Oppure all’ulteriore domanda: “e io posso sbagliare col Reiki e fare del male?” Anche qui rispondo che quando “sbagli” non è Reiki che fa male, quanto piuttosto il tipo di sbaglio che metti in atto. Reiki è sempre puro, ma non possiamo prescindere da ciò che noi operatori in un dato momento manifestiamo: se hai appena litigato furiosamente con qualcuno è opportuno che da lì a poco non tratti altri col Reiki, perché il Reiki passa purissimo, ma anche quello che in quel momento tu esprimi di te.

Qual è secondo te il principale ostacolo ad una maggior diffusione di Reiki in Italia?

Ho visto cose in questi decenni da mettersi le mani nei capelli: esaltazione fanatismo, ignoranza, impreparazione, superficialità. Tutti elementi che tengono lontani gli individui fortemente motivati a crescere.

Ho visto città intere in cui il Reiki veniva di fatto “bruciato” a causa di come alcuni pseudo Reiki Master lo interpretavano. Come poteva la gente fidarsi del Reiki quando esso veniva visto proporre da certi loschi personaggi?

Cosa pensi si potrebbe fare per agevolare la diffusione della terapia Reiki nelle strutture sanitarie nazionali?

Prima di tutto ricordiamoci che le parole “terapia” “cura”, “guarigione”, “diagnosi”, ecc. possono essere usate solo da persone che abbiano adeguate qualifiche sanitarie come i medici e i fisioterapisti. Per tutti gli altri che non lo siano, per quanto bravi operatori olistici, utilizzare nella propria attività queste parole costituisce reato.

Il metodo Reiki è stato introdotto in moltissimi ambiti sanitari e con grande beneficio riscontrato ufficialmente in termini di rilassamento, di accelerazione della ripresa, di sostegno al paziente ecc. I medici non si espongono oltre dicendo che Reiki aiuta a “guarire”, ma questo è comprensibile: rischierebbero di essere radiati dal loro Albo, tuttavia chi abbia avuto operatori Reiki  volontari in azione nelle loro strutture non ne smentisce i benefici di carattere generale.

Portare Reiki in strutture sanitarie richiede come sempre, a mio parere, grande sobrietà nel proporsi, lasciando da parte ogni discorso sensazionalistico o esoterico e puntando piuttosto sulla praticità e facendo riferimento ai numerosi report già diffusi nel mondo circa i benefici che il Reiki in ospedale comporta.

Di tutte le opinioni (positive e negative) che circolano a proposito di Reiki quale ti fa sorridere di più? E quale ti fa più riflettere?

Che il Reiki sia opera del demonio. E non solo il Reiki… anni fa lessi addirittura una pubblicazione di un sacerdote: “Lo Yoga satanico”. Siamo nel 2019 e nella nostra società ci sono ancora ampi settori in cui regna ancora incontrastato una visione del mondo intrisa di fanatismo, di superstizione e di caccia alle streghe. Lo trovo inaccettabile e ridicolo. Eppure è perfetto così. E’ un aspetto che riflette semplicemente lo scarso livello coscienziale della massa.

Se dovessi con una sola parola descrivere Reiki che parola useresti? 

Libertà.
Libertà di percepire, di manifestarsi e di essere.

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L'Autore

Federico Scotti

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Master Reiki Tradizionale Giapponese, laureato in Filosofia, specializzato nelle filosofie orientali, membro Komyo Reiki Do Italia, autore del libro "La Luce che cura".

2 Comments on “Reiki è Libertà: intervista a Dario Canil”

  1. Grazie Condivido di tutto la tua Vision …Reiki Libertà -Amore .Non Può Esserci Amore senza Libertà .

  2. Ma che bella questa intervista! Si può dire che respira…
    e restituisce un limpida, integra freschezza all’animo. Grazie. <3

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